La storia recente ci parla di New Orleans spesso riferendosi a Katrina, di come un uragano forza 3, per errore umano si sia trasformato da un forte disagio ad una catastrofe. Probabilmente è stata una delle rare occasioni in cui l’occidente (e anche parte dell’america) si è trovato faccia a faccia con la parte povera dell’occidente, col terzo mondo del primo mondo, con la discriminazione razziale che ancora sopravvive, non nelle leggi, ma nella distribuzione sociale delle economie.
New Orleans è interamente costruita sulla palude che nasce dal delta del Mississippi, un sistema di canali e di laghi dovrebbe regolare l'altezza del fiume durante la stagione delle piogge, ma durante Katrina sono stati fatti dei calcoli sbagliati ed i canali non hanno retto...la parte più bassa, più povera e più nera della città è stata inondata, le case tutte in stile americano, e quindi in legno, sono state spazzate via in un soffio. A causa di una altra serie di errori di gestione e pianificazione delle emergenze, la città si è trovata sprovvista degli strumenti e dei metodi adatti a far fronte alla situazione. Nell'immediato non sapendo dove far alloggiare gli sfollati (ed inserendoli i uno stadio dichiarato idoneo ma il cui tetto è crollato sui profughi due giorni dopo) e dopo non avendo idrovore sufficienti e funzionanti per risucchiare l'acqua la città e stata lasciata sommersa per più di un mese...fra cadaveri dispersi ed epidemie pronte a scatenarsi. Molti cittadini sono emigrati verso la florida o verso il texas, tanti sono rimasti nelle roulotte o nelle case con le ruote ricostruendosi ogni giorno un pezzo di casa.
Con la vergogna di chi fa turismo da tragedia siamo andati a vedere cosa fosse rimasto nelle parti colpite, e tutto sembra un paesaggio post-atomico. Ettari di prato in cui si intuisce che in precedenza c’erano degli isolati solo da alcuni particolare, un idrante ad ogni incrocio o tre scalini in cemento, e dietro? Il prato. Poi ci si avvicina, e si scopre come ogni tanto da questo prato spuntino dei punti pavimentati…o la pianta di una casa. Questo nella parte in cui i canali sono esondati, man mano che ci si allontana si cominciano a vedere le rovine delle case, e ogni in ogni casa c’è una croce disegnata, nei cui quadranti sono segnate una data, un numero di pattuglia ed il numero di cadaveri rinvenuti dentro. La cosa ancora più triste è vedere quanti ancora passeggiano per queste vie, camminando fra ciò che era la loro vita, li vedi fermarsi di fronte ad una staccionata divelta e lì rimanere, come se vedessero ancora la loro casa in legno, spesso coloratissima, sempre col giardino curato e con la sedia a dondolo nel pathio… La città è toccata da tante storie tristi ma sta anche rinascendo grazie al suo spirito gioioso e pare che piano piano stia tornando alla stessa fervida attività culturale ed allo spirito carnevalesco del pre-Katrina.
New Orleans è interamente costruita sulla palude che nasce dal delta del Mississippi, un sistema di canali e di laghi dovrebbe regolare l'altezza del fiume durante la stagione delle piogge, ma durante Katrina sono stati fatti dei calcoli sbagliati ed i canali non hanno retto...la parte più bassa, più povera e più nera della città è stata inondata, le case tutte in stile americano, e quindi in legno, sono state spazzate via in un soffio. A causa di una altra serie di errori di gestione e pianificazione delle emergenze, la città si è trovata sprovvista degli strumenti e dei metodi adatti a far fronte alla situazione. Nell'immediato non sapendo dove far alloggiare gli sfollati (ed inserendoli i uno stadio dichiarato idoneo ma il cui tetto è crollato sui profughi due giorni dopo) e dopo non avendo idrovore sufficienti e funzionanti per risucchiare l'acqua la città e stata lasciata sommersa per più di un mese...fra cadaveri dispersi ed epidemie pronte a scatenarsi. Molti cittadini sono emigrati verso la florida o verso il texas, tanti sono rimasti nelle roulotte o nelle case con le ruote ricostruendosi ogni giorno un pezzo di casa.
Con la vergogna di chi fa turismo da tragedia siamo andati a vedere cosa fosse rimasto nelle parti colpite, e tutto sembra un paesaggio post-atomico. Ettari di prato in cui si intuisce che in precedenza c’erano degli isolati solo da alcuni particolare, un idrante ad ogni incrocio o tre scalini in cemento, e dietro? Il prato. Poi ci si avvicina, e si scopre come ogni tanto da questo prato spuntino dei punti pavimentati…o la pianta di una casa. Questo nella parte in cui i canali sono esondati, man mano che ci si allontana si cominciano a vedere le rovine delle case, e ogni in ogni casa c’è una croce disegnata, nei cui quadranti sono segnate una data, un numero di pattuglia ed il numero di cadaveri rinvenuti dentro. La cosa ancora più triste è vedere quanti ancora passeggiano per queste vie, camminando fra ciò che era la loro vita, li vedi fermarsi di fronte ad una staccionata divelta e lì rimanere, come se vedessero ancora la loro casa in legno, spesso coloratissima, sempre col giardino curato e con la sedia a dondolo nel pathio… La città è toccata da tante storie tristi ma sta anche rinascendo grazie al suo spirito gioioso e pare che piano piano stia tornando alla stessa fervida attività culturale ed allo spirito carnevalesco del pre-Katrina.
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